Renato Veronesi Segretario


Intervento alla convention del 4 ottobre

Sintesi del discorso di presentazione della mozione per la candidatura a segretario provinciale di Renato Veronesi, espressosi liberamente, senza l’ausilio di una traccia scritta, durante i lavori della convention provinciale del Partito democratico, tenutasi il 4 ottobre 2009 alla Sala della Cooperazione trentina.

“Siamo in tanti, oggi, in questa sala e questo è un fatto positivo per il nostro partito e per gli appuntamenti che lo stanno attendendo.

Non ho avuto la possibilità, in questi giorni , visti i numerosi impegni di noi candidati, di manifestare al nostro segretario provinciale il mio ringraziamento per il lavoro svolto in questi mesi, per tanto approfitto di questo momento per rivolgermi direttamente a lui.

Caro Maurizio, volevo esprimerti il mio apprezzamento per come hai guidato il partito in questa fase. È un ringraziamento sentito che mi porta anche a dire che se tu avessi deciso di continuare a svolgere questo ruolo, candidandoti alla segreteria del partito, con molta probabilità, qualcuno degli attuali quattro candidati, non avrebbe fatto la scelta di presentarsi. Tu hai scelto così e la tua scelta va rispettata. Faccio parte di coloro che ritengono che hai fatto bene a proporti al fianco di uno di noi quattro, anche se non l’hai fatto nelle mie liste. Questo è un modo, a mio avviso, per dare ancora il tuo contributo al partito e di questo ti ringrazio. Quello che non condivido è quanto tu hai comunicato pubblicamente e cioè la tua volontà di fare semplice testimonianza e di non impegnarti in questa campagna elettorale. Io credo, invece, che il tuo impegno  lo debba manifestare e pertanto tu debba partecipare a pieno titolo a questa competizione. Sarà questo un modo per dare, da parte tua, un ulteriore contributo al nostro partito.

Siamo quattro candidati, ognuno con la propria storia politica e personale. Dobbiamo sottolineare con forza che queste candidature rappresentano una ricchezza per il partito e non significano assolutamente quattro visioni opposte, anche se delle differenze tra di noi ci sono. Il partito è uno, è unito e lo sarà ancor di più alla fine di questo percorso.

In queste settimane, negli incontri promossi nei nostri circoli abbiamo incontrato tanta gente e, accanto ai tanti nostri iscritti che avevano già fatto delle scelte in merito alle mozioni nazionali e provinciali,  tanti altri partecipavano alle assemblee con la necessità di capire meglio prima di scegliere. Mi rivolgo, pertanto, a loro e agli elettori che incontreremo da qui al 25 ottobre.

Per me il partito democratico, a livello nazionale come a livello provinciale, rappresenta il moderno partito riformista e popolare. I temi che stanno a cuore al nostro Partito sono soprattutto legati al rapporto tra  lavoro, impresa e  produzione, temi come l’innovazione e la ricerca scientifica, l’uguaglianza sociale, l’ambiente , l’Europa e ,da noi, l’Euregio e l’autonomia.

Il partito democratico è frutto di una grande intuizione e la sua nascita è stata un momento felice perché ha visto attorno a sé milioni di elettori. È anche vero che, successivamente, questo sogno di rappresentare la maggioranza delle cittadine e dei cittadini italiani si è affievolito e ci siamo resi conto che, se il modello del bipartitismo, in Italia, rappresenta per noi ancora un obiettivo da raggiungere in un prossimo futuro, noi, oggi, non siamo autosufficienti.

Da soli non riusciamo a vincere.

Prendere atto di questo significa essere consapevoli che è necessario promuovere una politica delle alleanze che ci permetta di arrivare al governo del Paese, delle regioni , delle province e dei comuni. Proprio questa è una delle differenze tra noi quattro candidati e una delle motivazioni che mi hanno spinto a sottoscrivere la mozione di Pierluigi Bersani.

Il nostro è un partito che nasce dall’incontro di alcune  culture politiche che hanno fatto grande l’ Italia nel ‘900. La cultura del cattolicesimo democratico e popolare, quella della sinistra riformista, quella del mondo laico e ambientalista. Queste, va precisato, sono  state storicamente e a vario livello, culture politiche di governo. Quello che, recentemente, è accaduto in Giappone, dove, il partito democratico è tornato al governo dopo ben cinquant’anni di opposizione, non sarebbe possibile, per il nostro Partito, in Italia. Per noi, infatti, il tema del governo è di assoluta importanza e centralità.

Però, dopo una fase iniziale di grande speranza e di forte entusiasmo, le cose,  via via,  si sono modificate, tanto che abbiamo perso per strada milioni di voti. Pur essendo un sostenitore di Pierluigi Bersani , non sono tra coloro che ritiene che la responsabilità di tutto questo sia da addossare completamente all’attuale segretario nazionale Dario Franceschini. Quando le cose vanno bene, il merito non è mai di uno solo e, altrettanto, quando non vanno bene non è responsabilità di uno solo. Infatti, non ci ha aiutato, nei passaggi elettorali, il vento conservatore ed anti riformista che soffia in Europa, così come non ci hanno aiutato una linea politica poco chiara su certe questioni e le divisioni al nostro interno.

Il congresso nazionale, quindi, rappresenta per noi una necessità: risollevare le sorti di questo partito.

Sul fronte provinciale abbiamo meno problemi che altrove e questo è stato dimostrato dal consenso che abbiamo raccolto nelle recenti elezioni provinciali, nelle elezioni europee e nei comuni dove si è recentemente votato e, tra tutti, la città di Trento.

Ora, però, dobbiamo capirci.

Il partito democratico del Trentino, nato da poco, è stato impegnato, come era naturale che fosse, nella stesura di regolamenti, norme  statutarie e disciplinari per organizzarsi al suo interno.

Oggi, credo lo condividiamo tutti, è necessaria l’elaborazione di un pensiero politico che ci consenta di fare alcune cose.

La prima: essere davvero il partito della gente.

Quando diciamo che vogliamo essere il partito della gente dobbiamo essere consapevoli di ciò che questo significa. Certamente dobbiamo dare risposte ai grandi problemi ma anche a quelli più piccoli e quotidiani. Questioni anche delicate come l’immigrazione e la sicurezza, le disuguaglianze sociali e le povertà sulle quali è indispensabile da  parte nostra una parola chiara, definitiva e comprensibile necessitano di essere risolte anche nelle loro manifestazioni più immediate e nelle realtà più piccole.  Non possiamo pensare, inoltre, che l’unico partito ad essere presente nelle piazze e nelle strade con i suoi gazebo sia la Lega Nord. Da noi, questo, è un doppio paradosso perché siamo in terra di autonomia. È importante, dunque, che i nostri circoli nascano in ogni comune e in ogni realtà e che vengano messi a loro disposizione risorse e mezzi per far sentire con forza la loro voce.

La seconda: essere il punto di riferimento per tutti i nostri amministratori locali e provinciali.

Il partito democratico non è un partito liquido né tanto meno gassoso. È un partito solido che, pur rispettando l’autonomia dei propri rappresentanti a livello istituzionale, elabora linee guida sui temi di grande respiro assumendo il ruolo di collegamento tra le comunità e propri rappresentanti.

La terza: dobbiamo riaffermare con forza il fatto di essere il partito di maggioranza relativa a livello provinciale e in molti comuni del Trentino.

Questo vuol dire interpretare, al meglio, il ruolo guida che la comunità trentina ci ha consegnato orientando il dibattito anche sulle cose che maggiormente interessano noi e la nostra gente, caratterizzando la nostra presenza a livello di giunta e consiglio provinciale e nei luoghi decisionali delle nostre comunità. Essere il partito di maggioranza relativa della provincia autonoma di Trento deve consentirci, quando è necessario, di ricordare a Lorenzo Dellai che se è Presidente della nostra provincia lo deve anche e soprattutto al nostro partito: il partito democratico del Trentino.

La quarta: la nascita dell’Unione per il Trentino.

Questa è stata una grande intuizione e molti di noi che conoscono bene Lorenzo Dellai gliene danno merito. Anche questo è servito per vincere le elezioni provinciali. Ma al Presidente Dellai vanno dette ulteriori cose: noi non siamo il moderno partito socialista, come lui vorrebbe né, tanto meno, la riserva indiana della sinistra. Noi siamo un partito riformista democratico e popolare e abbiamo l’ambizione di rivolgerci a tutti gli elettori che condividono i nostri valori  e le nostre idee, siano essi donne o uomini, giovani o meno giovani, operai o imprenditori, dipendenti o liberi professionisti od altro. Non è pensabile, pertanto, che il Pd si faccia più in là, come richiestoci, lasciando spazio, nel centrosinistra trentino, al partito del Presidente. L’ Upt è chiamata, a mio avviso, a presidiare quei luoghi e quegli spazi dove, oggi, il partito democratico non riesce ad arrivare. Infine dobbiamo avere la forza di dire ai partiti della maggioranza provinciale che non sarà possibile, ai prossimi appuntamenti elettorali, quali, ad esempio , l’elezioni comunali del 2010, presentarsi con un quadro di alleanze diverso da quello che sostiene la giunta provinciale.

Diciamo no a ipotesi di maggioranze variabili a livello locale e a giochetti strumentali attraverso il meccanismo dei ballottaggi.

La quinta: dobbiamo far sentire la nostra voce su tanti temi anche perchè questo è quello che la gente si aspetta da noi.

Uno su tutti il tema della cultura: forse oggi il più urgente. Non mi appassiona il dibattito sulla contrapposizione tra Hofer e Cesare Battisti, tra Schutzen e Alpini. Quello che mi interessa è un corretto e trasparente uso delle risorse per promuovere iniziative meritevoli in campo culturale. Queste iniziative non possono rappresentare, però, il pretesto per sostenere, magari non apertamente, associazioni o movimenti più o meno legati a taluna forza politica o ai suoi rappresentanti.

Mi fermo qui.

Quello che chiedo a tutti voi democratici presenti, a prescindere dalle vostre scelte su noi quattro e sulle nostre liste, è una grande scommessa nei confronti di questo partito.

Una scommessa da fare tutti assieme.

Per il nostro Trentino e per il futuro dei nostri figli.


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