Perche ha deciso di candidarsi alla segreteria del PD del Trentino?
Io provengo dall’amministrazione del territorio e sono abituato a confrontarmi con i problemi quotidiani della gente a cui vanno date risposte certe e rapide. Questa è anche la mia idea di politica: alle analisi e alle riflessioni deve seguire un’azione concreta che dia risposte altrettanto concrete. E’ un modo di concepire la politica che mi accomuna al pensiero di Bersani. C’è bisogno anche in Trentino di un moderno partito riformista, popolare, laico. Il partito della gente che ha a cuor il futuro della propria comunità. Un partito che ridia speranza e fiducia nel domani. C’è un percorso politico che mi ha visto presente sin dall’atto costitutivo del PD come rappresentante dell’assemblea costituente provinciale, e mi ha reso partecipe dell’energia che può arrivare dal fare squadra e dal coinvolgere a tutti i livelli le tante persone che operano nei circoli territoriali. Mi pongo nell’ottica di rappresentare un punto di riferimento per i territori nei quali si stanno radicando e sviluppando le idee ed i valori del Partito Democratico del Trentino. Mi sono candidato perché ritengo che il nostro partito appartenga agli iscritti e per questo mi sento di rappresentare sia una squadra di persone, sia la richiesta di molti circoli che lavoreranno per la crescita del PD del Trentino.
Nell’ambito della coalizione di centrosinistra che governa la Provincia il PD si deve distinguere per quali politiche?
La sfida del Partito Democratico del Trentino è nell’innovazione, nella pluralità valoriale, nell’opportunità per ogni cittadino. Anche nella competizione, pur non perdendo di vista le difficoltà di chi è meno attrezzato; non può non declinare con puntualità la solidarietà e la sussidiarietà all’interno delle nostre comunità.
Noi dobbiamo contribuire, da protagonisti, all’azione di governo di tutto il centrosinistra. Dobbiamo essere propositivi ed efficaci per i nostri cittadini su tematiche quali il lavoro, la casa, l’uguaglianza sociale, l’ambiente, la ricerca, la scuola, l’innovazione, la cultura, la trasparenza nella gestione del potere della Provincia Autonoma di Trento. Il ruolo di primo partito della maggioranza provinciale che ci è stato assegnato nelle elezioni provinciali del 2008 impone al partito grandi responsabilità. Dobbiamo esserci e dobbiamo condividere le nostre proposte con la coalizione. Quindi non è nella distinzione che deve caratterizzarsi la nostra politica, ma è proprio nella declinazione delle esigenze della società in cui viviamo.
Come giudica quanto fatto in questo primo anno di legislatura dal governo provinciale? Ci sono temi su cui è bene correggere il tiro?
Credo che sia stato l’anno in cui meglio di altri abbiamo saputo affrontare la crisi economica globale. Il messaggio che il governo provinciale ha lanciato in questi mesi rispetto alle politiche del lavoro e dell’occupazione e che possiamo sintetizzare in “nessuno si senta escluso”, è il risultato di un’azione efficace che purtroppo non riscontriamo a livello nazionale. Il Trentino ha dimostrato proprio in questi giorni cosa noi intendiamo per provincia autonomia all’interno del sistema paese Italia. Il contributo che la Provincia ha saputo dare nella fase di emergenza del terremoto in Abruzzo e nella ricostruzione dei paesi colpiti, è un esempio di come l’Autonomia si possa presentare al paese non come privilegio, ma come grande risorsa. Un’ulteriore riflessione meriterebbero, invece, le politiche in campo culturale ed il modo in cui si utilizzano le risorse per promuoverle. Certe scelte fatte si condividono davvero a fatica.
Il primo banco di prova per noi saranno le comunali del 2010 dove sarà necessario consolidare su basi programmatiche larghi schieramenti di centrosinistra, alleanze di progresso alternative alla destra ed al pensiero secessionista ed antiautonomista della Lega Nord. Il nostro impegno inizia ora ma poggia su basi solide.
Quale deve essere il rapporto fra il partito ed il gruppo consiliare provinciale?
Nelle serate che facciamo sul territorio, riteniamo quanto mai opportuno riconoscere al partito il ruolo dell’elaborazione politica. E’ dentro il partito ed in particolare nei circoli (che per altro sono la vera forza del PDT) che devono svilupparsi le idee per il Trentino che vogliamo. Il gruppo consiliare deve essere il terminale propositivo di questa azione che parte dal territorio ed approda nelle sedi istituzionali. Altresì il gruppo consiliare deve essere l’elemento che stimola il partito nelle questioni che vengono poste in aula.
Quale deve essere il rapporto con il PD nazionale?
La scelta che abbiamo fatto, senza se e senza ma, di sostegno della mozione Bersani, già può essere una risposta. Riteniamo comunque che il Trentino possa esportare la propria specificità ed il proprio modello anche in Italia.
Qui siamo riusciti a costruire ed elaborare un modello sociale che rappresenta per i nostri cittadini un punto di riferimento e per questo veniamo premiati anche elettoralmente. Da soli si può fare poco. La vocazione maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma al contrario renderle possibili, purché costruite nella chiarezza, sulla base di vincoli programmatici.
Il principio di laicità è la nostra bussola, la via maestra di una convivenza plurale. La laicità si nutre di rispetto reciproco e di neutralità, che non significa indifferenza, della Repubblica di fronte alle diverse culture, convinzioni ideali, filosofiche, morali e religiose. È anche impegno per la loro salvaguardia, promozione del dialogo interculturale e interreligioso, mutuo apprendimento: purché, naturalmente, tutti accettino un comune spazio pubblico di confronto e incontro nel quale gli unici principi non negoziabili siano quelli della Costituzione italiana e della Carta dei Diritti dell’Uomo.
Schützen o Alpini, Battisti o Hofer, è stata la polemica dell’estate lei cosa pensa a riguardo?
Che le contrapposizioni non portano da alcuna parte e che è molto meglio pensare ai problemi veri della nostra comunità.
Quattro candidati sono tanti, il nuovo segretario dovrà lavorare per ricomporre, come intende gestire questa problematica nel caso fosse eletto?
Quattro candidati sono indice di salute di un partito. Personalmente non vedo le tribù paventate da qualche candidato, vedo tanta gente che vuole esserci. Tutti e quattro dobbiamo dare voce alla nostra gente, ai nostri iscritti, agli aderenti. Credo inoltre che dal 26 ottobre, tutti lavoreremo per il PD con i ruoli assegnateci dagli elettori.
Primo incontro con Dellai dopo la sua nomina a segretario, cosa gli direbbe?
Ci sarebbe un saluto, magari un abbraccio amichevole e subito dopo al lavoro.
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