Intervento di Franco Sandri alla convention del 4 ottobre.
Un saluto a tutti, a nome di coloro che pur in alto nell’età e da strade diverse intendono continuare a dare il proprio apporto per il bene comune, sulla base di un nucleo comune di idealità. Ma un saluto particolare ai molti ragazzi e ragazze che portano nuova vitalità a questo nostro percorso.
Voglio anzitutto ringraziare -da semplice militante di base, quale sono sempre stato e quale intendo rimanere- voglio ringraziare il Segretario Maurizio Agostini che in questo anno di suo lavoro ha dimostrato grande equilibrio, saggezza politica e -lo voglio sottolineare- piena disponibilità ad ascoltare critiche e proposte anche da parte del più semplice iscritto.
Come lo ringrazio per l’appello schietto, chiaro, coraggioso che fa sull’ultimo numero del periodico del Partito Democratico del Trentino dedicato al Congresso e alle Primarie. Cito alcuni passaggi che utilizzo come preambolo a quanto poi espongo. Scrive: “Abbiamo misurato una volontà di partecipare e di contare nella vita delle nostre comunità locali, volontà per niente scontata in momenti di innegabile crisi della politica”. E ancora: “C’è una tendenza in atto caratterizzata da un utilizzo dei cittadini e degli elettori come semplice massa di manovra, anzichè come titolari primi del diritto di conoscere e di partecipare, e del potere di indirizzare le scelte riguardanti la vita delle nostre comunità”.
Aggiungo… riguardanti la vita del nostro partito, per un PD forte e organizzato, non come fine a sé stesso, e tanto meno come luogo di espansione personale che se interrotta porta a ribellioni e a mettersi contro; ma un PD come strumento collettivo, in osmosi permanente tra base e delegati, strumento da usare per cambiare la politica, per rinnovare le istituzioni, per elaborare efficaci risposte alle crisi che attraversiamo e ai più attuali problemi del borgo-paese-città-nazione in cui viviamo.
C’è appunto una novità nel Partito Democratico che stiamo costruendo, e va rimarcata. E’ il risveglio della partecipazione dei molti cittadini, dei militanti di base, dei già attivi nella politica e nelle organizzazioni politiche, dei giovani. Una partecipazione che talvolta ha sorpreso e che si è concretizzata nelle varie fasi di avvicinamento al nostro progetto di Partito. Anche nel piccolo Trentino. Dalle prime assemblee per l’ipotesi di partito nuovo, con le incertezze sul fare, con tensioni interne tra coloro che volevano semplicemente traghettare contenuti, forme organizzative, quadri del passato – glorioso ma passato- e coloro che volevano spazzar via tutto, dimenticando ideali politici e valori secolari, per generare il nuovo. E poi a seguire in tempi brevi, le sottoscrizioni di fondazione e le grandi occasioni delle Primarie a livello nazionale e provinciale, dove sono riapparse le stesse tensioni tra coloro che di fatto -pur con schietta passione politica- tentavano di svuotare il concetto stesso di Primarie eliminando o riducendo la competizione e coloro che, talvolta caotici e improvvisati come nel caso delle Primarie per la scelta del candidato-Sindaco di Trento, hanno voluto mettere in mare scialuppe per salvare il senso stesso di partecipazione democratica, ben sapendo che stavano sbattendo contro una corazzata già vincente. E nel caso delle Primarie per il Sindaco di Trento, si deve riconoscere al Segretario Maurizio Agostini di aver fatto quanto possibile per governare i contrasti con prudente fermezza, in funzione di un reale confronto democratico.
Sta il fatto nuovo della volontà di partecipare, recentemente riconfermata anche sul nostro territorio con la costituzione dei Circoli, con le adesioni formali al PD attraverso il tesseramento e in questa stessa Convention: non va lasciata affievolire, per evitare il rischio che la volontà di partecipare rientri, ancora una volta delusa come troppo spesso nel passato anche recente.
Tutto questo deve essere condiviso e realmente perseguito anzitutto da coloro che della politica hanno fatto loro obiettivo principale, se non esclusivo, di impegno lavorativo e professionale -i scelti nelle competizioni elettorali, i cosiddetti delegati- : il contatto con la militanza di base non può essere episodio dei momenti elettorali; deve perdurare costante, nelle forme possibili ma costante. I designati, i “delegati” sono per definizione portatori di una delega i cui contenuti sono sintesi di idee, di proposte, di progetti elaborati attraverso la più estesa partecipazione; e su tali contenuti essi sono tenuti a informare e a relazionare come stanno andando i lavori… Dunque, esserci sul territorio, nei Circoli, nelle iniziative di proposta o di protesta o di denuncia; rendere conto del lavoro che si fa in Parlamento, nei Consigli regionali e provinciali, nei Comuni, negli apparati di Partito; coinvolgere i militanti di base sui problemi da affrontare ai vari livelli della politica e trovare i modi di raccogliere idee-proposte-soluzioni… Un lavoraccio, certo, ma essenziale affinchè, accanto a quelli che sono stati scelti a gestire la politica, restino costantemente attivi coloro che li hanno scelti. Si tratta di drenare le volontà di partecipazione e di proposta che si manifestano tra la gente aggregata formalmente o per consenso attorno al Partito Democratico; drenare, per sintetizzare, per farne atto politico. Un lavoraccio, ed è per questo che i costi della politica devono essere dignitosamente coerenti, ma escludendo e bollando con fermezza le “furbate”; cosa quest’ultima che ha portato a coniare documentatamente il termine di “casta”, con danni profondi, laceranti – anche qui da noi- tra la gente che vuole credere nella politica.
Per altro verso lo stesso pressante invito è anche per quelli di noi che hanno scelto di restare semplici militanti di base, a causa dei mille motivi della vita lavorativa, famigliare, personale: negli spazi di tempo disponibile, tenere costante il collegamento con le attività di Partito e con le attività di coloro che hanno scelto di concretizzare ai vari livelli istituzionali il mandato elettorale e perciò i contenuti della nostra delega a fare politica a tempo pieno, a concretizzarla. Oltre alla mobilitazione nei momenti caldi della politica -elezioni, referendum, primarie, congressi, convention, assemblee, manifestazioni- è nella vita di tutti i giorni che si manifesta il nostro sentire il bene comune, nella vita professionale, nei dibattiti spontanei, nei locali di aggregazione, negli angoli più modesti del territorio dove c’è da esprimere un’idea, un parere, una proposta. E, da militanti di base quali abbiamo scelto di essere, investendo tempo e passione, senza attese di ritorni, anzi mettendoci del proprio.
Partecipazione costantemente sostenuta e alla quale riservare con coerenza il peso che a tale partecipazione deve essere garantito. Preciso esemplificando: quando gli iscritti al Partito e i sostenitori esprimono scelte attraverso i vari livelli organizzativi e territoriali, tali scelte devono restare vincolanti anche a livello nazionale, e nessun meccanismo deve poter sovvertirle. Anche qui gli errori del passato devono insegnare, per non ripetere ribaltamenti, in spregio di decisioni democraticamente espresse, con le conseguenti frustrazioni e gli abbandoni.
In fine, un riferimento alle proposte-mozioni per le Segreterie, nazionale e provinciale:
- Ho aderito al Partito Democratico perché è il partito che fa propri, storicizzandoli qui e ora, i valori fondamentali della sinistra, che sono i valori fondamentali del vivere civile: la libertà, la dignità di tutte le persone, il lavoro come strumento per concretizzare il progetto di vita individuale dentro il progetto di vita collettiva da realizzare insieme. Sono i valori di un passato glorioso -tragicamente tradito nei suoi ideali e nei suoi fini da dittature criminali-, il glorioso passato delle lotte operaie e contadine per la conquista di un lavoro dignitoso e di un dignitoso salario, per la casa, per il diritto reale a metter su famiglia, per una scuola non classista, delle lotte contro i fascismi per la libertà, delle battaglie per i diritti civili… il glorioso passato che sta ad incoraggiare e a insegnare come affrontare oggi i purtroppo attualissimi problemi dei progetti di vita dei giovani, di un “lavoro dignitoso”, di un “salario dignitoso” che liberi dalla necessità delle molte forme di prostituzione e di servilismo… fino all’altrettanto attuale difesa della libertà di espressione. Lotte da fare, affinché siano vincenti, insieme, anziani e giovani, e insieme a tutti quelli che condividono gli obiettivi di fondo del nostro partito.
Il programma di Pier Luigi Bersani vi corrisponde esplicitamente e con convinzione, appunto perché è buona sintesi tra idealità della storia della sinistra, concretezza politica dell’oggi, prospettive di lungo periodo.
-A livello provinciale, Renato Veronesi esprime novità e forza giovane; già la sua esperienza nell’amministrare il territorio garantisce concretezza e rapidità di decisione; egli vede il PD come partito della gente e dice:“Mi sono candidato alla Segreteria del PD del Trentino perché ritengo che il nostro partito appartenga agli iscritti”. E’ appunto quanto si aspettano i militanti di base.
(Congresso provinciale del PD – 4 ottobre 2009 – Franco Sandri)
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