Renato Veronesi Segretario


Grazie
26 ottobre 2009, 08:43
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Il risultato di ieri, lo leggo come un inizio di un percorso che ci vedrà coinvolti nell’azione del nostro partito. L’assemblea deciderà il segretario, ma già da oggi vi invito a lavorare nei circoli per contribuire a far conoscere e crescere il nostro partito democratico.

Grazie ancora.



Invito al voto
20 ottobre 2009, 16:49
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Cara democratica, Caro democratico,

al primo congresso del Partito Democratico, un congresso davvero fondativo, volto com’è a costruire uno strumento utile all’Italia e al Trentino, e agli interessi e ai valori che vogliamo rappresentare, partecipa, quale candidato a segretario provinciale, Renato Veronesi, sindaco di Arco.

Le ragioni che ne hanno suggerito la candidatura sono scritte nei documenti congressuali, qui ne riprendiamo alcune.

In primo luogo, la candidatura di Renato Veronesi garantisce un forte e necessario aggancio del Trentino alla politica nazionale. Ciò che lo accomuna a Bersani è l’idea di una politica che ha come esigenza quella di far seguire all’analisi e alla riflessione, azioni chiare e coerenti che diano risposta ai bisogni della gente. Da qui la necessità di rappresentare pienamente le istanze che provengono dai circoli, nei quali si stanno radicando e sviluppando le idee e i valori del partito. Il Partito Democratico del Trentino, che deve rivendicare un’autonomia rispettosa della sua storia, in questa prospettiva può contribuire alla costruzione di un grande partito nazionale in grado di pesare sulle scelte di politica nazionale ed europea.

Non è pensabile per noi non collegare la candidatura provinciale al quadro nazionale, ed in questo ambito la proposta più convincente è la mozione Bersani e l’idea di partito che questa rappresenta.

Non in una logica correntizia, che non esiste, in questo che è un momento fondativo, ma per portare anche il nostro contributo alla costruzione del partito.

Bersani, dunque, perché più di altri garantisce al partito da rifondare di essere la casa di tutti – siamo tutti fondatori ha scritto nella premessa del suo documento – in grado di amalgamare e unire persone diverse, incrociare percorsi che vengono da lontano con la freschezza di chi si è appena messo in cammino, intendersi parlando anche lingue differenti.

Un partito popolare, un partito dell’eguaglianza, un partito delle donne e degli uomini, un partito laico, un partito ambientalista, il partito dei territori e della sussidiarietà, il partito dei giovani, il partito della conoscenza e dei saperi.

Un partito che metta al centro della sua proposta la centralità del lavoro nelle politiche di sviluppo, la necessità di investire sui giovani e sulle donne per liberare finalmente nuove energie, l’urgenza di investire sulla formazione e sulla innovazione.

Un partito capace di rendere il welfare più inclusivo, aperto ad un nuovo approccio all’immigrazione per coniugare – ed è possibile – legalità, sicurezza e solidarietà. Compito nostro è di trasferire anche nel nostro Trentino questa proposta politica rinnovata, in grado di rendere ancor più protagonista il nostro partito nel governo provinciale, rispettando il ruolo che gli elettori gli hanno affidato come primo partito della provincia dentro una logica di alleanze che vanno rafforzate su basi progettuali.

Renato Veronesi è il nostro candidato per dare un senso a questa storia, come ci dice Bersani.

Per il Comitato  “ Renato Veronesi, segretario provinciale”

Laura Froner                                                  Bruno Dorigatti

Le liste  “… Un senso a questa Storia” a sostegno di Renato Veronesi nei quattro collegi senatoriali. Si vota il 25 ottobre 2009 dalle 8.00 alle 20.00 nei luoghi che verranno comunicati via stampa. Si possono esprimere fino a 2 preferenze (nel rispetto della rappresentanza di genere) segnando con una croce il nome del candidato.



D’Alema: Premier non eletto dal popolo
13 ottobre 2009, 09:35
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«La personalizzazione della politica consente di dire a Berlusconi ‘io sono stato eletto dal popolò, il che non è vero. In Italia infatti i governi si fondano sulla fiducia parlamentare e non sull’elezione del popolo. E anche se il suo nome stava scritto sul simbolo di Fi, ora Pdl, ha pur sempre raccolto il 36,37% dei voti, non la maggioranza degli italiani». Lo ha detto Massimo D’Alema, stasera a Massa, in un incontro per promuovere la mozione Bersani. «E tuttavia – ha aggiunto D’Alema – questa sensazione populistica del capo scelto dal popolo e non come presidente di un Consiglio che ha la fiducia del Parlamento, alimenta una contrapposizione devastante tra il principio maggioritario, rafforzato dai sondaggi, e il principio della legalità sulla base dell’idea, rozza, che chi ha il consenso può violare le leggi». D’Alema ha contestato la dichiarazione del premier che si definisce «eletto dal popolo» anche alla luce delle ultime elezioni europee. «Un terzo degli italiani non ha votato – ha ricordato D’Alema – questo segnala un enorme problema di sfiducia nella democrazia, nelle istituzioni. Tra quelli che hanno votato, 2 italiani su 3, il 45% ha votato per il governo e gli altri per i diversi partiti di opposizione. Quindi, quando Berlusconi dice ‘gli italiani stanno con mè si riferisce a poco meno di un terzo del paese. Gli altri non stanno con lui o stanno contro di lui o sono in una posizione di sfiducia verso l’insieme delle forze politiche e delle istituzioni». E visto che, secondo D’Alema, «la somma delle sfiducie non produce alternativa di governo», è necessario creare un partito che sia alternativo alla destra.



Bersani: Riaprire il cantiere dell’Ulivo
11 ottobre 2009, 16:26
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Pierluigi Bersani durante l'intervento alla convenzione del Pd
Pierluigi Bersani durante l’intervento alla convenzione del Pd

ROMA – «Bisogna riaprire il cantiere dell’Ulivo». Lo ha detto Pier Luigi Bersani nel suo discorso alla convenzione del partito democratico (GUARDA la diretta video). Il congresso del centrosinistra è il preludio alle primarie del 25 ottobre che sanciranno, a furor di popolo, la nomina del nuovo segretario del partito. Oltre a Bersani, il primo ad intervenire, sono in lizza per la segreteria anche il leader uscente, Dario Franceschini, e l’outsider Ignazio Marino.

LE PRIORITA’ DI BERSANI – Il vincitore della prima fase del congresso indica le priorità per il partito: «Adesso abbiamo tre cose da fare- dice- rinnovare e rafforzare noi stessi, riaprire il cantiere dell’Ulivo con movimenti politici e civici disposti al dialogo con noi; lavorare per un quadro ampio di alleanze politiche. Noi- ha aggiunto Bersani che in apertura di intervento ha spiegato di non credere «al partito di un uomo solo» e di voler puntare sulle idee di molti piuttosto che sulla sua figura di possibile segretario – non vogliamo fare da soli nè ci immaginiamo da soli nel futuro. Penso anzi che dobbiamo proporre già con il nostro congresso ampie alleanze democratiche e di progresso per le prossime elezioni regionali».

«RECUPERARE I CETI POPOLARI» - Il candidato alla segreteria sottolinea che il Pd «giunge a questa politica di apertura con un profilo nostro, senza trattini o divisione dei compiti, con un nostro modo di rivolgerci a tutta l’area del centrosinistra e a quella parte dei ceti popolari che fino a qui hanno guardato a destra». Bersani avverte: «Chi» nel Pd «pensasse di fare da solo lucrando qualcosa sulla divisione delle forze di opposizione se ne prenderebbe la responsabilità». Bersani, che ha incassao il sostegno del segretario della Cgil Guglielmo Epifani («Voterò per lui») in apertura del suo discorso aveva rivolto un esplicito apprezzamento all’invito giunto da Romano Prodi «a risvegliare il paese».



Grazie !!!
9 ottobre 2009, 10:57
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http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/esteri/nobel-obama/nobel-obama/nobel-obama.html

OSLO – Il premio Nobel per la pace 2009 è stato conferito al presidente degli Stati Uniti Barack Obama “per i suoi sforzi straordinari volti a rafforzare la diplomazia internazionale e la cooperazione tra i popoli”. Il presidente del comitato, Thorbjoern Jagland, ha citato anche “la visione e gli sforzi di Obama per un mondo senza armi nucleari”. Jagland, annunciando il premio, ha detto che forse ad alcuni l’assegnazione al neopresidente americano può essere considerata prematura, ma che per statuto il premio va assegnato a chi ha fatto il massimo per la pace nell’anno precedente. 

La decisione su Obama è stata presa all’unanimità. Il premio, che sarà consegnato a Oslo il 10 dicembre, consiste in una medaglia, un diploma e un assegno da dieci milioni di corone (circa un milione di euro).



Sempre sul lodo…
9 ottobre 2009, 10:01
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Nella riflessione che ho posto in precedenza, rispetto alla seduta alla Consulta, mi domandavo perché oggi siamo tempestati di notizie sull’isteria dell’utilizzatore finale e le prime tre cariche dello stato (Napolitano, Schifani e Fini) stanno tranquille come nulla fosse successo. Che sia veramente una legge ad personam con 3 invitati ignari ?

Aiutateci a rafforzare il PD. Venite a votare il 25 ottobre e scegliete chi ha dimostrato di saper governare con giustizia.



Grazie alla Corte Costituzionale !
7 ottobre 2009, 17:38
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La corte Costituzionale ha bocciato il Lodo Alfano.

Possiamo ancora dire che la legge e’ uguale per tutti.
E’ un segnale importante di quanto valga ancora la Costituzione nella sua prima parte, quella dei diritti che vengono difesi, il diritto di eguaglianza, di pace e del lavoro.

Lavoriamo assieme per un’Italia migliore.



Aiutatemi su questo…
7 ottobre 2009, 15:12
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Non ho capito se ieri alla Corte Costituzionale erano presenti anche gli avvocati personali del Presidente della Repubblica, del Presidente della Camera e del Senato oltre a quelli dell’utilizzatore finale. Se fosse cosi’, sarebbe l’ennesima dimostrazione dell’enorme conflitto di interessi che ha il premier. Abbiamo, penso, letto tutti le affermazioni degli avvocati-parlamentari del premier che dicevano che il loro assistito-capo e’ diverso dai cittadini qualunque, da tutti noi che paghiamo tasse e lavoriamo sodo ogni giorno. Questi votano le leggi che poi cercano di difendere e noi le paghiamo tutte. Vergogna !!!

Aiutateci a rafforzare il PD. Venite a votare il 25 ottobre e scegliete chi ha dimostrato di saper governare con giustizia.



Il governo nasconde la crisi, il conformismo dei media lo aiuta
11 settembre 2009, 10:38
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di Simone Collini

Non è che ci sia bisogno della sfera di cristallo per sapere che autunno sarà». Pier Luigi Bersani legge i dati appena diffusi dal Centro studi di Confindustria, quei 700 mila posti di lavoro persi in due anni, il Pil a -4,8%, i consumi a -1,7%. «Gli spiragli che si intravedono sono nell’ordine del più-zero-virgola», scuote la testa mentre tiene d’occhio il monitor sistemato sulla scrivania, al comitato “Bersani segretario Pd” di piazza Santi Apostoli. Berlusconi sostiene che la crisi l’abbiamo lasciata alle spalle. «Sarà veramente così quando saremo tornati al punto in cui eravamo. E a questo ritmo non basteranno dieci anni, per riuscirci».Intanto, nell’immediato?
«Vedremo cadere un numero non indifferente di piccole imprese, che a causa dei consumi bassi non hanno più fiato per andare avanti, e ci saranno evidenti ricadute sul mondo del lavoro. Elementi critici che, inevitabilmente, verranno alla luce questo autunno».

Le daranno del menagramo, l’accuseranno di provocare disagio.
«Il disagio deriva semmai dal fatto che i riflettori non sono puntati su questi problemi, che chi li vive percepisce un senso di isolamento, di solitudine e di abbandono, mentre chi ha responsabilità di governo continua a parlare di cieli azzurri».

La prima cosa da fare, secondo lei?

«Recuperare una discussione realistica sui temi della crisi. Quando l’Italia è messa di fronte a un problema se lo mangia, quando gli viene attutito si provoca un danno, perché gli elementi di reazione si attenuano. Oggi c’è una cappa di conformismo micidiale, un condizionamento dei mezzi d’informazione estremamente dannoso. Il governo non può pretendere il consenso quando non c’è e al Parlamento non può essere impedito di parlare di questi temi».

Ci fosse una discussione parlamentare, lei cosa direbbe?

«Che c’è bisogno di una vera manovra anticrisi. Il governo ha solo spostato soldi da una parte all’altra del bilancio. Alla fine, dal punto di vista dell’animazione dell’economia, l’effetto è zero. Per non parlare dei provvedimenti che fanno piovere sul bagnato della crisi, come le decine di migliaia di precari della scuola che vanno a riempire ulteriormente la strada dei disoccupati, o la sanatoria delle badanti che sarà ristretta e costosa e creerà problemi a tante famiglie, costrette a farne a meno per non avere in casa una “criminale”, o il condono per il rientro dei capitali dall’estero».

Tante critiche e zero proposte, le verrebbe detto dal fronte maggioranza.

«Intanto, noi siamo pronti a discutere, mala responsabilità deve assumersela il governo perché noi ce l’assumemmo quando si trattava di entrare nell’Euro e oggi il centrodestra deve dimostrare di avere il coraggio di fare una manovra che può non piacere a tutti ma che consenta di mettere soldi nei redditi più bassi, salari e pensioni perché solo così possono crescere i consumi. Dopodiché, circa le proposte, dico che serve un grande piano sull’economia verde, che può mobilitare molto risparmio privato, e va sbloccato il patto di stabilità per consentire gli investimenti dei comuni. Piccoli cantieri locali possono rendere valore già nel giro di un semestre».

Torniamo ai riflettori non puntanti su questi temi ma su altro. L’opposizione non ha responsabilità in questo?

«È in corso una deformazione del meccanismo democratico, con parlamentari nominati e con il governo che ha comando sulla maggioranza, facendo anche continuo ricorso a decreti e voti di fiducia. Quindi l’opposizione si muove in un assetto molto complicato. Il punto ora, però, è che noi dobbiamo tenere saldate questione democratica e questione sociale».

Può spiegare meglio?

«Noi incontriamo gente che ci dice: dobbiamo attaccare di più Berlusconi su veline ed escort. Altri ci dicono: basta parlare di Berlusconi, veline ed escort, io sono in cassa integrazione e devo mantenere una famiglia. Allora il nostro problema è far notare che questa deformazione democratica, questo controllo dell’informazione e questo deperimento della discussione pubblica in realtà stanno causando danni enormi alla società italiana, stanno impedendo la soluzione dei problemi sociali».

Il 19 c’è una manifestazione contro il controllo dell’informazione: ci sarà?

«Ci sarò, e mi auguro sia una mobilitazione larga, non di una parte sola. Ma proprio per quanto appena detto, dico anche che insieme alla libertà di stampa dobbiamo ricordarci della libertà di avere un lavoro, della libertà di avere un reddito e di poter mantenere la famiglia. Un grande partito popolare questi temi deve tenerli molto saldati. Adesso si stanno un po’ disallineando ed è un problema per noi».

Secondo lei la vostra discussione congressuale contribuisce ad allinearli?

«Ritengo che dobbiamo entrare in una fase ulteriore della nostra discussione, dobbiamo rendere più evidente che usciti dal congresso diremo parole chiare e forti, che ci facciano percepire come alternativa credibile a un berlusconismo ormai all’imbrunire e che costringe il Paese in una discussione fangosa. È quindi necessario che ciascuno di noi faccia uno sforzo perché il confronto sia incentrato su questi temi, sul profilo del partito come strumento utile al Paese».

Marino chiede un confronto pubblico: perché lei e Franceschini non raccogliete la proposta?

«Parlo per me e spero non si voglia far intendere che ho paura di un confronto. Ma bisogna che tutti quanti si abbia in testa la ditta. Ci sono le mozioni, i circoli stanno discutendo, poi alla Convenzione ciascuno di noi riassumerà la sua posizione. Da lì a quando dovremo rivolgerci all’opinione pubblica valuteremo assieme come fare. Però non espropriamo con iniziative di tipo mediatico una discussione che adesso è affidata ai circoli».

Marino chiede anche trasparenza sulle vostre spese.

«Abbiamo regole chiare e organismi di controllo che le faranno rispettare. Non mettiamo in giro messaggi non utili. Anche nelle scelte degli argomenti di confronto, tutti dobbiamo tener conto che siamo una comunità».

Anche perché poi ci sono le regionali, e il tempo a disposizione è poco…

«È una difficoltà che potremmo trasformare in opportunità. Se saremo bravi, avremo anche un prodotto fresco, con un messaggio meglio definito, più chiaro. Se saremo capaci di fare il prodotto, naturalmente».



Una storia da raccontare
10 settembre 2009, 23:29
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Veronesi con Pier Luigi Bersani. Il sindaco di Arco, Renato Veronesi, apre il suo documento con il paragrafo «Con Bersani perché», per rimarcare nel sostegno alla linea politica dell’ex ministro la ragione principale di questa candidatura. «Lo faccio – scrive Veronesi – perché condivido con lui molte cose, ma soprattutto l’idea di un partito popolare, laico, radicato nel territorio e nelle nuove generazioni». Il lavoro è un tema centrale nel documento di Veronesi, che sul futuro del Pd dice: «Ci sono stati troppi errori di impostazione e di direzione politica. Il progetto che ci ispira non è compiuto: non è esaurita la questione dell’incontro tra culture ed esperienze politiche ancora oggi divise. La vocazione maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma, al contrario, renderle possibili sulla base di vincoli programmatici»




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